Torna al sommario "Hobby Natura" - Anno XVII, numero 1 (marzo 2008)

La chiesa di San Giobbe e l'ospizio Zuanne Contarini

Le vicende storiche di questa chiesa ci riportano indietro nei secoli, e precisamente all'anno 1378, quando il nobile Giovanni Contarini, dopo essere rimasto vedovo e fattosi prete, decise di impegnare i suoi averi nell'edificazione di un ospizio per persone anziane e sole. A costoro egli proponeva, come modello nel sopportare i disagi sia fisici che morali, propri dell'età avanzata, un personaggio biblico dell'Antico Testamento: il profeta Giobbe. Nella lettera di Giacomo (5, 10-11) infatti troviamo scritto: "Prendete o fratelli a modello di sopportazione i profeti che parlano nel nome del Signore... Avete udito parlare della pazienza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore". Nel Martirologio Romano viene poi ricordato come "uomo di meravigliosa pazienza".
Giovanni Contarini era nato poco dopo il 1330, abitava in parrocchia di San Pantalon, aveva sposato una certa Isabella, dalla quale ebbe un figlio maschio e quattro femmine. Dunque, rimasto vedovo, nel 1378 acquista un terreno in parrocchia di San Geremia, in un luogo ancora quasi disabitato e acquitrinoso. Da vita alla sua istituzione costruendo un piccolo Hospitale, che nel 1380 accoglieva i primi poveri. Negli anni successivi provvide ad ampliarlo, in seguito vi farà costruire anche un piccolo Oratorio dedicato appunto a San Giobbe.
Proprio da questo nome dell'Ospizio tutta la zona venne chiamata "San Giobbe" o meglio, in veneziano, "Sant'Agiopo", da dove derivò l'espressione popolare di "povero giopo", a indicare i poveri abitanti di questa zona.
Giovanni Contarini moriva il 30 agosto 1407, lasciando in eredità all'Ospizio tutte le sue sostanze. Ma la figlia Lucia, ricorrendo al tribunale, se lo fece però assegnare in eredità, come restituzione della dote della madre. Divenutane dunque proprietaria nomina un Priore, al quale nel 1422 affianca nove governatori. Per garantirne poi l'efficienza, decise di affidarlo ad un ordine monastico, chiamando gli "Eremiti di San Girolamo", comunemente detti "Gerolimini", che in quel periodo vivevano nel convento di San Sebastiano. L'Ordine dei Gerolimini era stato fondato a Pisa da Pietro Gambacorta, nel 1393 arrivarono a Venezia assieme al fondatore, che qui morì nel 1435: ignoto è il luogo della sua sepoltura, forse a San Sebastiano oppure a San Giobbe.
I Gerolimini accettano volentieri l'offerta, ma dopo tre anni, adducendo l'esiguità dello spazio, si ritirano. I governatori si rivolgono allora ai Frati Minori Osservanti che, con il beneplacito di papa Martino V, accettano. Così il 24 novembre 1420 fra' Marco Querini riceve in uso l'Ospizio e la chiesetta. Lucia Contarini morì il 10 ottobre 1447, lasciando all'Ospizio quanto suo padre aveva inizialmente lasciato.
Grazie all'eredità, l'Ospizio aveva ricevuto la capacità giuridica ed economica di proseguire da solo, senza la presenza dei Francescani. Cessano così i rapporti tra i frati e l'Ospizio. I frati rimangono però in zona decidendo di costruire una propria chiesa, ben più grande del modesto Oratorio.
I lavori vengono affidati all'architetto Antonio Gambello, che la edifica in forme gotiche. Occupando nelle dimensioni l'attuale navata (esclusa l'area del presbiterio e del coro). L'edificio era comunque più basso, col tetto con capriate a vista.
Nel 1443 san Bernardino da Siena, frate Minore Osservante, predica in San Giobbe ed è ospite della Comunità. Tra i suoi uditori si trovava anche il senatore e futuro doge Cristoforo Moro, che l'anno prima aveva incontrato a Padova e al quale aveva predetto che sarebbe diventato doge. L'anno successivo San Bernardino morirà all'Aquila, venendo canonizzato sei anni dopo da papa Niccolò V.
Nel 1451 Elisabetta Contarini Bragadin (sorella di Lucia) donava un pezzo di terra attiguo alla chiesa, sempre in quell'anno il senatore Cristoforo Moro fece erigere la Cappella di San Bernardino (l'attuale presbiterio), mentre nel terreno della Bragadin veniva costruito il coro: la chiesa raddoppiava così la sua lunghezza.
Nel 1462, alla morte del doge Pasquale Malipiero, Cristoforo Moro venne eletto alla suprema carica della repubblica. Si affretta a chiedere al papa che San Bernardino sia proclamato patrono minore di Venezia, al pari di San Teodoro e di San Magno, decidendo nel contempo di finanziare la trasformazione di tutta la chiesa. Il doge morì nel 1471, lasciando in legato una somma annuale per poter portare a termine i lavori. Il 14 aprile 1493 la chiesa venne consacrata in onore dei Santi Giobbe Profeta e Bernardino. Nel 1587, dopo una serie di lavori di restauro e sistemazione di alcuni altari, tra i quali l'altare maggiore, viene riconsacrata.
L'edificio ha perso ormai il suo aspetto gotico, assumendo quello rinascimentale, con i pilastri in marmo quasi ricamato a fiori. Arricchendosi delle opere dei più celebri pittori veneziani del tempo: Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Marco Basaiti, Paris Bordon, Antonio Vivarini, ecc.
La trasformazione della chiesa da gotica a rinascimentale è opera di Pietro Solari (detto comunemente Pietro Lombardo), nato a Carona in Canton Ticino nel 1435 e morto a Venezia nel 1515. Lavorò inizialmente nella basilica del Santo a Padova (dove Donatello aveva da poco introdotto il gusto rinascimentale fiorentino), ma ben presto si trasferì a Venezia, specializzandosi in monumenti funebri. Con la chiesa di San Giobbe inizia la sua attività di architetto, facendosi aiutare dai figli Antonio e Tullio. E' considerato uno dei principali artisti che hanno contribuito alla diffusione dell'arte rinascimentale nell'Italia del nord. Fa chiudere le finestre gotiche sulla parete destra della chiesa, sulla parete di sinistra fa aprire una serie di cappelle e fa innalzare di alcuni metri il soffitto.
Notizie importanti riguardanti la chiesa non ce ne sono più fino al 5 aprile 1800, quando papa Pio VII, eletto a San Giorgio Maggiore il 14 marzo 1800, fa visita alla chiesa.
I Francescani rimasero a custodire la chiesa fino al 1810, quando, nell'ambito delle soppressioni monastiche in epoca napoleonica, dovettero lasciarla unitamente al convento. La chiesa divenne così vicariale di San Geremia, mentre il convento venne demolito nel 1812 e al suo posto fu creato un orto botanico. Nel periodo di abbandono la chiesa fu depredata di pregevoli opere d'arte. Mancano i rilievi in marmo di Antonio Rossellino e di Lorenzo Bregno; nel 1815 le pale di Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio e Marco Basaiti vengono portate alle Gallerie dell'Accademia. Nel 1849 subì dei danneggiamenti con il bombardamento austriaco. Nel 1935 fu rifatto il pavimento e altri restauri. Intanto nel 1844, nel piccolo tratto di convento risparmiato dalla demolizione perché fosse abitazione del Vicario, vennero a stabilirsi i "Figli della Carità Canossiani", congregazione sorta a Venezia nel 1831 per opera di Santa Maddalena di Canossa.
I Canossiani si erano dapprima stabiliti nell'ex convento di Santa Lucia, che poi dovettero abbandonare con la costruzione della stazione ferroviaria. Nel giugno del 1952 (patriarca Carlo Agostini) la zona di San Giobbe venne staccata da San Geremia e dichiarata parrocchia, affidandola ai Padri Canossiani.
Arrivando nel campo vediamo la facciata, alquanto semplice, ma da dove però si stacca per bellezza il magnifico portale, scolpito fra il 1470 e il 1471, una delle opere meglio riuscite dei Lombardo. Oltre ai fiorami che adornano gli stipiti e l'architrave, sono di pregevole fattura le statue di San Bernardino, San Ludovico da Tolosa e Sant'Antonio. Mentre nella lunetta si trovano i Santi Francesco e Giobbe, nell'atteggiamento orante e di lode per entrambi: "per messer lo frate sole" il primo e "dopo l'oscurità della notte di nuovo attendo la luce del giorno" il secondo.
L'interno è ad una navata, un tempo con soffitto ligneo e capriate, poi sostituito con le attuali volte a crociera. Sul primo altare a destra vi era originariamente la tela di Marco Basaiti: L'orazione di Gesù nell'orto, che dal 1815 si trova alle Gallerie dell'Accademia. Al suo posto è stato collocata la pala di Antonio Zucchi, seguace del Tiepolo, raffigurante San Pietro d'Alcantara con i santi francescani: Bonaventura, Francesco Solano, Rosa da Viterbo, Margherita da Cortona e Chiara.
Sul secondo altare (ideato e scolpito dai Lombardo e dedicato a San Giobbe), si trovava un tempo la famosa pala di Giovanni Bellini, ora anch'essa all'Accademia: Vergine in trono col Bambino e i Santi Giobbe, Giovanni Battista, Francesco, Sebastiano, Domenico, Ludovico e angeli musicanti (comunemente conosciuta come la Pala di San Giobbe) nelle cui raffigurazioni marmoree si riprendono gli ornati dell'altare. In sua vece si trova ora il dipinto un dipinto di Lattanzio Querena: Dio si manifesta a Giobbe.
Un altro incredibile capolavoro vi era nel terzo altare: la famosa Presentazione di Gesù al Tempio di Vittore Carpaccio, pure alle Gallerie dell'Accademia. Attualmente il vano di questa pittura è stato ristretto per racchiudere il dipinto di Bonifazio de' Pitati: La Vergine in gloria con il Bambino e i Santi Francesco, Chiara, Pietro, Andrea e Giacomo.
Proseguendo si arriva all'ingombrante monumento funebre a René Voyer Palmy d'Argenson, ambasciatore di Francia a Venezia, pesante opera barocca ideata da Thomas Blanchet ed eseguita da Claude Perreau fra il 1653 e il 1655. Fino al 1935 era più complesso, poiché vi erano due grosse colonne di marmo nero che sostenevano una specie di baldacchino, praticamente una grande massa scura che si frapponeva alla fila degli altari
Nel successivo altare aveva sede la Scuola dei barcaioli, che traghettavano i viaggiatori da Mestre e Marghera. Nel paliotto è scolpito Sant'Andrea con le gondole. Nella pala d'altare vi è uno dei più pregevoli dipinti di Paris Bordon: Sant'Andrea fra San Pietro e San Nicolò, tutti santi protettori della gente che va per mare, tra l'altro Pietro e Andrea erano pescatori.
Sulla destra si apre la Cappella Contarini: il primo edificio di culto dedicato a San Giobbe, eretto da Giovanni Contarini nel 1380 che qui ebbe poi sepoltura. Nel 1759 i suoi resti e la lastra tombale vennero portati nella chiesetta dell'Opera Pia Zanne Contarini, in Fondamenta di San Giobbe. Sull'altare la pala di Girolamo Savoldo: La natività di Cristo.
La Sacrestia è un ambiente cinquecentesco con armadi originali e soffitto a cassettoni. Sull'altare trittico di Antonio Vivarini: La Vergine Annunziata fra i Santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo. Sotto questo dipinto si trovava un sarcofago che conteneva i resti inizialmente attribuiti a San Luca Evangelista, giunto dalla Bosnia nel 1463 e dal doge Cristoforo Moro fatto qui portare. Ne fu subito contestata l'autenticità e per questo rimase sempre in sacrestia. Trattavasi invece del Beato Luca, monaco orientale, fondatore del monastero di Steirion, nella Focide, morto nel 953, molto venerato per la sua santa vita e i numerosi miracoli occorsi presso la sua tomba. Nel 1200, sopra la sua tomba, venne eretta una grande basilica. Venne portato a Venezia per salvarlo dall'invasione musulmana. Molti anni dopo arrivò dalla chiesa orientale la documentazione della sua vera identità. Nel 1986 i resti vennero consegnati dal patriarca Marco Cè alla delegazione della Chiesa Ortodossa Greca, venuta a Venezia a riceverli e restituirli alla chiesa del suo monastero.
L'architettura e gli ornamenti floreali del Presbiterio sono di Pietro Lombardo e aiuti; l'opera è iniziata dopo il 1462, quando Cristoforo Moro era già doge (in alto il suo stemma con il corno dogale). Sul pavimento, al centro della cappella, si trova la sua tomba; dietro l'altare maggiore il coro ligneo della fine del '500.
Sul lato sinistro, importante è la Cappella Martini: un'isola d'arte toscana. A questa cappella facevano riferimento i mercanti di seta provenienti da Lucca. Sull'altare le opere di Antonio Rossellino: San Giovanni Battista fra San Francesco e Sant'Antonio. Sul soffitto ceramiche dei Della Robbia (i quattro evangelisti e il Padre Eterno in gloria), famiglia di ceramisti operanti a Firenze fra il ‘400 e il ‘500.

Tornando all'esterno, in Fondamenta San Giobbe, tra gli anagrafici 613/a e 614, si trova l'Oratorio di San Giobbe. Secondo il Cicogna la costruzione risalirebbe al 1512, secondo altri al 1540. Sull'unico altare si trova un dipinto di Girolamo Pilotti, seguace di Palma il Giovane, ove è rappresentato: La Madonna col Bambino e San Giobbe. Sul paliotto è scolpito San Giobbe, con le mani giunte, sopra un cassone sepolcrale. Sul soffitto un affresco del 1721 di Giambattista Canal, raffigurante San Giobbe, attorniato dai quattro amici e dalla moglie, al quale appare Dio.
Marin Sanudo riferisce che nel 1516, una ventina di frati del vicino convento, continuamente disturbati dalla campanella della chiesetta, vennero qui una notte e demolirono il campanile fino alle fondamenta. Venuto a conoscenza, il doge chiamò in Collegio il frate guardiano assieme a tutti i confratelli, fece loro un solenne rimprovero, e ordinò che ricostruissero il campanile tale e quale com'era prima, poiché "niun in questa terra se dia far razon loro medemi".
L'Ospizio si articola in due edifici, un tempo chiamati "il Borghetto" (anagrafici 570-613/A) e "delle Vecchie" (anagrafico 615). Oltre alle abitazioni in zona San Giobbe, l'Ospizio ha alloggi in calle del Magazen (a Santa Margherita), in corte della Vida (a San Francesco della Vigna), in calle Secco Marina (a San Giuseppe di Castello); infine a San Tomà, in Fondamenta del Forner, al civico 2902 si trova l'immobile detto comunemente Palazzetto Madonna (per il bassorilievo della Vergine sulla facciata), sede dell'Opera Pia Zuanne Contarini.

Disegni tratti da: U. Pizzarello e E. Capitanio, "Guida alla città di Venezia vol.1" ed. L'Altra Riva - Venezia

Sergio Baldan

 

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