Torna al sommario "Hobby Natura" - Anno XV, numero 1 (ottobre 2006)

Recuperare il Kursk!

Quando, il 12 agosto 2000, il sottomarino russo Kursk (K-141) affondò nel Mare di Barents, fece tenere con il fiato sospeso mezzo mondo nella speranza che si portassero a termine tutte quelle manovre indispensabili per il recupero dei 118 membri dell' equipaggio racchiusi nel suo interno a più di 100 metri di profondità.
Purtroppo, per svariati motivi, nessun tentativo andò a buon fine e, solamente dopo il suo recupero, avvenuto l' anno successivo, si venne a conoscenza che 23 membri dell' equipaggio erano sopravissuti per tre giorni rinchiusi nel troncone di poppa.

Il sottomarino Kursk
Varato nel 1994 era un battello del tipo SSGN e cioè "sottomarino nucleare lanciamissili cruise" infatti era principalmente equipaggiato con missili da crociera aventi una gittata di circa 500 km. Disponeva, inoltre, anche dei classici siluri e fu proprio uno di questi che, scoppiando in camera di lancio nel corso di una esercitazione, ne determinò l' affondamento. Questa è la versione ufficiale data dalla Marina Russa nel 2003, dopo aver esaminato i resti del troncone di prua del Kursk anche se molti dubbi persistono sulle reali cause dell' affondamento. Lungo 154mt. con un diametro di 18mt. (ve lo immaginate che razza di salsicciotto?) era in grado di viaggiare a oltre 30 nodi in immersione (circa 55 km/h) e poteva rimanere immerso fino a 120 giorni consecutivi raggiungendo la profondità massima di 500mt.

Il recupero del Kursk
Pochi mesi dopo l' affondamento, il presidente russo Putin, con il pretesto di fornire una sepoltura onorevole ai 118 membri dell' equipaggio lanciò un bando internazionale per il recupero del sottomarino. L' appalto prevedeva che lo spezzone di prua avrebbe dovuto essere separato dal resto del sottomarino e lasciato sul fondo per essere recuperato successivamente dalla Marina Russa mentre il resto del sottomarino sarebbe stato recuperato quanto prima per essere inviato in un porto militare per le opportune verifiche. L' operazione posta in questi termini risultava alquanto difficile e complessa per le durissime condizioni operative determinate dalla profondità, dalle difficoltà legate alla temperatura e alle condizioni generali del mare che permettevano un periodo di lavoro tranquillo solo per pochi mesi l' anno. Con queste premesse nessuna marina militare era in grado di garantire il recupero e si affidò quindi il lavoro a una ditta di lavori subacquei off-shore. Il bando fu vinto dalla ditta olandese Mammoet e prevedeva il taglio della zona prodiera e il sollevamento dei 120mt. rimanenti del battello pesante oltre 10. 000 tonnellate per poi essere trainato fino al porto di Murmansk nel mar di Barents.
La Fisica ci insegna che a ogni 10mt. di profondità, sott' acqua, corrisponde una pressione di 1 kg. per cm quadrato, quindi il Kursk, progettato per resistere a 500mt. di profondità era in grado di sopportare una pressione di 50kg. per centimetro quadrato (cioè 500 tonnellate per metro quadro!) era avvolto da un involucro in acciaio spesso 20cm. A dire il vero gli involucri erano 2, come in tutti i sottomarini, uno resistente alla pressione, spesso 20cm. e un altro, più esterno, spesso solamente 2cm. che serviva sia come carenatura che per ospitare altri strumenti di navigazione. Pensare di tagliare lo scafo con la fiamma ossidrica era cosa praticamente impossibile dato l' enorme spessore e varietà delle lamiere presenti e avrebbe richiesto, in ogni caso la costante presenza di personale qualificato a oltre 100mt. di profondità per chissà quanto tempo!. Un simile progetto venne subito scartato e ci si ispirò al lavoro dei boscaioli!
Vediamo come l' ingegno umano risolse questo apparente irrisolvibile problema.
Chi va per mare sa che solamente le cose semplici funzionano, più un aggeggio è complicato e maggiori probabilità ci sono che questo si blocchi. Probabilmente gli ingegneri della Mammoet conoscevano bene questa regola e infatti presentarono un progetto semplice quanto geniale.
Come si fa a segare un grosso ramo di un albero distante da terra e senza usare una scala? Semplice, basta usare una sega a trazione: una specie di "corda" di acciaio ricoperta di materiale abrasivo, impugnata a due mani e azionata su e giù finché il ramo non si taglia. Ma tagliare un ramo è una cosa e tagliare una lamiera di acciaio da 20cm. è un' altra cosa. Naturalmente una sega simile non esisteva e dovette essere fabbricata su misura. Perché funzionasse fu ancorata al fondo da due immensi basamenti in calcestruzzo posti ai due lati della prua del Kursk e il movimento su e giù venne azionato da un meccanismo oleodinamico. In soli quattro giorni la prua venne separata dal resto del sottomarino. Adesso bisognava sollevare il battello ma il fango in cui si era incagliato non ne permetteva l' imbragatura da sotto e si pensò quindi di agganciarlo dall' alto, come fosse una enorme balena, utilizzando la tecnica del capitano Ahab di Moby Dick: l' arpione. Vennero eseguiti, non senza difficoltà, 26 fori sulla parte superiore dello scafo e vennero infilati 26 arpioni che una volta entrati andarono ad aprirsi assicurando una salda presa per altrettanti cavi di acciaio che poi sarebbero stati salpati dalla superficie. Anche i cavi di acciaio come gli arpioni vennero costruiti per l' occasione e si calcolò che ogni cavo doveva sopportare un peso di 400 ton. !. Anche la nave che avrebbe dovuto effettuare il sollevamento non esisteva in commercio e in pochi mesi si adattò un "pontone" in grado di trasportare fino a 24.000 ton. e sul pontone vennero posizionati i 26 argani che avrebbero dovuto sollevare il relitto del Kursk. In due giorni il relitto venne sganciato dal fondo e appeso sotto la chiglia del pontone che poi venne trainato da potenti rimorchiatori fino nella baia di Murmansk dove fu poi messo nel bacino di carenaggio per eseguire i lavori di recupero delle salme ma solamente 50 corpi vennero ritrovati. Tutte le operazioni di recupero, dalla costruzione dei vari aggeggi al sollevamento del troncone del sottomarino durarono cinque mesi, da maggio a ottobre del 2001: oltre questo limite le condizioni del mare sarebbero diventate proibitive.
Durante l' estate del 2002 i Russi si adoperarono per recuperare con mezzi propri la parte prodiera e dall' esame dei resti risultò che lo scoppio che ne determinò l' affondamento avvenne dall' interno verso l' esterno sconfessando quindi le altre due teorie di collisione con un altro mezzo navale (sottomarino? nave appoggio?) o addirittura di un impatto con un missile o un siluro sganciato per errore durante l' esercitazione.

Immagini tratte dal sito http://web.tiscali.it/sottomarini/kursk.htm

Dino Basso

 

Progetto: Renato Boaretto - Realizzazione tecnica e grafica: Vadiliano Zancanaro