Torna al sommario "Hobby Natura" - Anno XIII, numero 1 (maggio 2004)

Il risvolto di copertina

Il Vangelo secondo De André: “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria” di Paolo Ghezzi

Il 2° anniversario del Centro Culturale “Fabrizio de André” di Marcon è stato il pretesto per organizzare una serie di incontri, esposizioni e concerti tra i quali una mostra di foto scattate da Reinhold “Denny” Kohl a Fabrizio de André: interessanti soprattutto le istantanee di vita privata, molto rare a causa della sua ritrosia a farsi riprendere. A chiudere le manifestazion di domenica 8 febbraio è stato il tributo “Evaporato in una nuvola rossa”: due ore emozionanti grazie alla riproposizione delle più belle canzoni di De André e alla sentita interpretazione di Sandro Gentile (percussioni etniche), Giannantonio Rossi (voce e chitarra) e, specialmente, Alberto Cantone (voce e chitarre) dalla voce “imbarazzante”, quasi un clone di Fabrizio. Prima del concerto c’era stata la presentazione del libro “Il Vangelo secondo De André”, direttamente dallo stesso autore Paolo Ghezzi, preceduta dai commenti del noto anarchico milanese Paolo Finzi e l’appassionata introduzione di don Andrea Gallo conosciuto anche per il suo impegno a fianco dei “no gobal” a Genova.

Masticando il suo mozzicone di sigaro toscano, don Gallo (che si autodefinisce prete da marciapiede) ha parlato sì del libro ma, soprattutto, ha offerto innumerevoli testimonianze della vita e dei pensieri del nostro Fabrizio. Quasi un’omelia funebre a ricordarci la grande eredità poetica e allo stesso tempo umana del Cantautore, la cui opera viene ora difesa e divulgata dalla fondazione onlus a lui intestata. Oltre a promuovere eventi e manifestazioni, “adotta” cantanti o gruppi che si ispirano o reinterpretano il suo vasto repertorio, come lo splendido CD uscito a febbraio “ ... sotto il vento e le vele” dell’interessantissimo gruppo sardo Andhira. Colpiscono i nuovi arrangiamenti tra cui spicca l’emozionante pianoforte del bravissimo Luca Nulchis.
Tra parentesi, le canzoni di “Anime Salve” sono tutte firmate assieme a Ivano Fossati ma non così l’album. Il divorzio artistico è dovuto al diverso ruolo attribuito al pianoforte dai due autori. Fortemente voluto da Ivano, fu considerato troppo “colto” da Fabrizio, e perciò scartato, che gli preferì i più “popolari” strumenti a corda già sperimentati con successo da Mauro Pagani in “Creusa de ma”.
Don Gallo ha confermato che il titolo del libro è quantomai azzeccato. Non è blasfemo affermare che De André ha portato la “buona novella” ai perdenti, a quelli che non compariranno mai in TV o sui giornali se non in cronaca nera.
La sua estrazione alto borghese lo voleva avvocato per forza come il fratello, recitare la parte nei salotti bene della città, perfetto ed impeccabile in ogni situazione, egli, invece, soffriva terribilmente per una palpebra cadente e si sentiva inadeguato nel confronto tra aspettative e risultati. Si allontanava, allora, dal quel mondo spingendosi tra i carrugi del porto vecchio a cercar compagnia e comprensione tra bagascie, ladri e ubriaconi. La sua vita notturna e sregolata non gli impediva di comporre pietose ballate che trattavano di suicidi, reietti vari fino al clamoroso successo di Marinella: qui il destino gli assegnò definitivamente il ruolo di chansonnier, cantautore a vita! Paolo Ghezzi, direttore de L’Adige di Trento, non è neanche lontanamente parente di Dori. Non ha mai conosciuto personalmente Fabrizio né il suo entourage: è un perfetto outsider. Eppure in questo caso è un merito, una fortuna perché gli ha permesso di analizzare criticamente le sue opere basandosi esclusivamente sui suoi testi senza essere condizionato dal personaggio. E’ bene ricordare che Fabrizio non volle mai conoscere di persona il suo primo grande maestro, Brassens, per timore di restarne deluso: un poeta va giudicato dalla sua arte, non dalla sua vita, dall’essere più o meno simpatico! Dopo l’11 gennaio 1999 è stata pubblicata una trentina di libri su De André, a vario titolo e, a volte, con discutibili risultati.
Eppure nessuno aveva studiato le sue canzoni dal punto di vista religioso, non in senso stretto ma panteistico.
Ecco la novità del libro di Ghezzi che, giornalista e scrittore di area cattolica, non vuole certo “battezzare” l’autore ateo e anarchico per eccellenza. Eppure Fabrizio Cristiano (proprio come il nome dato al primo figlio!) De André ha cercato sempre di dare un senso a tutto ciò che ha fatto, foss’anche alcolizzandosi o pagando qualche graziosa.
Ghezzi è partito da una ricerca apparentemente banale: ha contato il numero di volte e quali parole ricorrevano più spesso nelle 128 canzoni pubblicate . Ecco il risultato: amore 165 volte, morte (e verbi relativi) 96, Dio (nelle varie accezioni) 88! L’avreste mai sospettato? Eppure la “teologia” deandreiana è sotterranea, tortuosa, contraddittoria, ingenua ed illuminante al tempo stesso.
Cercatelo tra le 140 pagine questo appassionante fil rouge.
Il libro, scritto con stile piano ma non banale, dopo l’introduzione, presenta i seguenti capitoli a mo’ di vademecum: amore, anarchia, comandamenti, Dio, donne, Gesù, giustizia, guerra, morte, preghiera, prostitute, suicidi, ultimi, zingari. All’interno di ciascuno vengono citati e confrontati i testi delle canzoni per ricostruire un pensiero unitario, religioso e non. Se i capitoli dell’anarchia, donne, prostitute attireranno la vostra iniziale curiosità, leggetevi con attenzione quello sugli ultimi, vale l’intero libro!
Interessanti sono le appendici: la sua voce, altre voci; biografia essenziale; discografia; elenco completo delle canzoni; bibliografia essenziale; autori ispiratori e/o tradotti; geografia deandreiana: agili strumenti per inquadrare l’uomo e le sue opere.
“Nessun altro autore di canzoni del Novecento italiano ha toccato così profondamente il problema di Dio, la coscienza di chi ha fede, i dubbi dei non credenti, i sentieri dei cercatori di una qualche verità o del senso della vita. D’altra parte la negazione di Dio richiede la stessa presunzione di verità del deismo, di una fede acritica: e De André è stato un uomo degli interrogativi, non delle certezze.”
Così comincia l’esplorazione di quelle terre di confine dove Fabrizio, “evangelista” anarchico e apocrifo, ha seminato la sua ricerca, i suoi dubbi e raccontato i suoi “santi” senza aureola.

Ombrasera

 

Progetto: Renato Boaretto - Realizzazione tecnica e grafica: Vadiliano Zancanaro