Torna al sommario "Hobby Natura" - Anno II, numero 2 (luglio 1993)

Il casone veneto

Caratteristiche abitazioni rurali, i casoni veneti (casone sinonimo di tugurio, secondo il dizionario dialettale di Giuseppe Boerio) si estendevano nella fascia pianeggiante compresa fra il delta dei Po e la foce dell' Isonzo. Costruiti spesso senza fondamenta, erano normalmente provvisti dei solo piano terra destinato ad abitazione, talvolta vi si trovava anche la stalla. Le pareti esterne, alte dai due ai due metri e mezzo, erano realizzate in mattoni di argilla cruda o cotta ed imbiancate con calce; le pareti interne, non avendo funzione di sostegno, erano fatte di canne intrecciate e ricoperte d' argilla. La facciata principale era di norma esposta a sud in modo da offrire protezione dalla pioggia e dal vento di tramontana, allo stesso modo il camino era disposto sottovento così da impedire alle faville di incendiare il tetto di strame, finestre assai piccole limitavano la dispersione termica d' inverno e l' eccessivo riscaldamento degli ambienti d' estate. La parte caratteristica dei casone era il tetto, coperto da un spessa coltre di canne palustri, raramente di paglia, che, appoggiata ad una fitta trama di travi e travicelli, dava luogo a quattro falde fortemente inclinate per favorire il rapido deflusso delle acque piovane. Le falde erano saldate, lungo la linea di colmo, da un doppio ordine di tegole curve fissate con calce (copara). Di frequente in una delle falde c' era una specie di abbaino (teza) che serviva a riporre ne sottotetto il fieno per gli animali della stalla Questa la tipologia dei rari casoni sopravvissuti sino ai giorni nostri, anche se, procedendo di molto a ritroso nel tempo, nel 537 Cassiodoro già descriveva ai Tribuni marittimi delle Venezie delle abitazioni interamente costruite in materiale vegetale e dalla struttura estremamente leggera, viste la povertà di risorse e l' inconsistenza dei terreno all' interno della zona lagunare. Alcuni esemplari di questi casoni più "primitivi" si possono rintracciare nella laguna di Caorle e Grado come luogo di rifugio e appoggio alle attività dei pescatori. Coi tempo il casone, assumendo la forma che oggi conosciamo, divenne la tipica unità abitativa delle campagne venete e ancora, all' inizio di questo secolo, ne erano presenti un migliaio di esemplari disseminati per la regione.

Casone tipico veneto
Veduta di Oriago (Ve) - Incisione di G. Costa (1711-1772)

Attualmente ne rimangono una decina nell' area di Padova, tre in quella di Treviso, uno intorno a Venezia (casone di via Valleselle; un altro posto tra Campalto e Tessera, lungo la Triestina, e ormai quasi completamente distrutto) ed alcuni altri nella provincia di Rovigo. Accanto alla progressiva scomparsa dei "casonieri" (antesignani degli odierni muratori), all' aspirazione comune a tanti contadini ad avere una casa adeguata a nuovi bisogni e tecnologie, ci pensò il fascismo a far sì che gran parte dei casoni venisse distrutta, grazie al "Programma dell' anno XVII per l' abbattimento dei casoni", emanato dalla federazione dei fasci di Combattimento di Padova nel 1940: "In un' epoca di grande orgoglio nazionale, mentre il Fascismo sta potenziando un immenso Impero, l' esistenza dei Casone è cosa umiliante ... distruggere il Casone significa veramente andare verso il popolo". Nel dopoguerra continua la distruzione sistematica degli esemplari rimasti, per far posto ad abitazioni igienicamente e tipologicamente più consone a nuovi modelli di vita. In Italia si rade al suolo una cultura contadina che nel casone trovava una sua espressione, a differenza di altri paesi quali l' Irlanda, l' Olanda, la Francia, la Danimarca dove pure erano diffuse abitazioni rurali assai simili (es. il thatched, cottage irlandese e scozzese) che sono tuttora in piedi, restaurate secondo le nuove esigenze, talvolta con cambio di destinazione d' uso, comunque salvaguardate e protette come testimonianze di un passato che, altrimenti, non sarebbe più possibile ricostruire.

Anna Maria De Palma

 

Progetto: Renato Boaretto - Realizzazione tecnica e grafica: Vadiliano Zancanaro